Cannabis terapeutica: cosa c’è da sapere

Premessa

La cannabis terapeutica è un argomento complesso. Personalmente non la considero ancora un “farmaco” vero e proprio, soprattutto in Italia, dove esistono problemi di standardizzazione, continuità di cura e reperibilità, spesso legati a limiti burocratici. Questo rende difficile offrire al paziente un percorso terapeutico lineare e affidabile.
Detto ciò, bisogna riconoscere che negli ultimi anni stanno emergendo studi interessanti: probabilmente in futuro avremo evidenze più solide che ci permetteranno di definire meglio il ruolo della cannabis nella terapia del dolore cronico. Al momento, le prove scientifiche sono considerate moderate, ma comunque significative in alcune condizioni.

Cos’è la cannabis terapeutica

Si tratta dell’uso medico di preparati derivati dalla pianta Cannabis sativa. I due principali principi attivi sono:

  • THC (Δ9-tetraidrocannabinolo)
  • CBD (cannabidiolo)

Agiscono sul nostro sistema endocannabinoide, un complesso sistema di regolazione presente in cervello, midollo e sistema immunitario.

  • Il THC si lega principalmente ai recettori CB1 (nel sistema nervoso centrale) e CB2 (nel sistema immunitario), modulando la trasmissione del dolore, la spasticità e la risposta infiammatoria.
  • Il CBD, invece, non ha un’azione psicoattiva: modula i recettori CB1 ma interagisce anche con altri recettori come i TRPV1 (coinvolti nella percezione del dolore e nelle risposte infiammatorie).

In questo modo, i due cannabinoidi esercitano effetti complementari, che spiegano perché alcune formulazioni li combinano.

Terapista del dolore effettua Infiltrazione sacroiliaca

Indicazioni terapeutiche riconosciute

La cannabis terapeutica può essere utile soprattutto per:

  • dolore cronico,
  • spasticità legata alla sclerosi multipla,
  • nausea e vomito indotti da chemioterapia,
  • anoressia e perdita di peso in pazienti con HIV/AIDS.
Terapia del dolore tramite infiltrazione

Forme farmaceutiche disponibili

I farmaci a base di cannabis non sono “spinelli terapeutici”, ma formulazioni mediche controllate, tra cui:

  • spray orali (es. nabiximols),
  • capsule,
  • soluzioni orali,
  • estratti vegetali e oli standardizzati.

Il dosaggio deve essere sempre personalizzato: si parte con quantità molto basse, aumentando gradualmente per ridurre il rischio di effetti indesiderati.

Possibili effetti collaterali

Come qualsiasi farmaco, anche la cannabis può causare reazioni avverse. Le più comuni includono:

  • capogiri, sonnolenza, secchezza delle fauci, nausea,
  • alterazioni della concentrazione o dell’umore,
  • più raramente ansia, allucinazioni o disturbi psichiatrici.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di sintomi lievi e transitori, che migliorano con il tempo o regolando il dosaggio. I dati di sorveglianza in Italia mostrano che gli eventi avversi più frequenti sono di tipo neurologico e psichiatrico.

Perché serve attenzione

Ogni paziente risponde in maniera diversa. Per questo:

  • la dose di THC e CBD varia a seconda della malattia, della sensibilità individuale e delle altre terapie in corso,
  • è fondamentale un monitoraggio medico accurato, soprattutto in presenza di comorbidità o farmaci concomitanti.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgativa e non sostituiscono in alcun modo una valutazione medica specialistica.

Dott. Edoardo Piacentino

Sono il Dr. Edoardo Piacentino, anestesista e terapista del dolore qualificato, ricevo presso il Centro PoliSalute di Cinisello Balsamo (MI)

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